L’Evoluzione del Mercato Discografica

1_0301mm.jpg

Dal 2001, con l’avvento dei programmi p2p, il mercato discografico ha subito una pesante contrazione della domanda, anche se questo non sembra aver prodotto variazioni del prezzo dei singolo cd. La novità sta che gli amanti della musica possono condivedere, scambiare files musicali attraverso diversi programmi, scegliendo quali brani scaricare, senza essere più costretti all’acquisto di interi cd, e personalizzare le compilation. L’utente così supera il mercato discografico e gratuitamente può avere la musica che gli interessa. Questo mezzo della condivisione, la diffusione via internet è la migliore pubblicità per i gruppi che senza costi possono farsi conoscere con la semplicità di un download. Da poco gli Arctic Monkeys sono stati i primi a mettere un intero demo acquistabile unicamente sul web che ha segnato il loro successo, facendoli diventare da artisti sconosciuti a grandi della musica rock britannica. Ma non solo lo sharing gratuito è presente sul web, iTunes di Apple ha un archivio vastissimo di files da scaricare al prezzo irrisorio di 99 centesimi l’uno. Questo metodo procura dei profitti altissimi alle case discografiche, più alti di quelle derivate dalle vendite nei negozi, ma nonostante questo è pressante la richiesta delle major di aumentare il prezzo dei singoli brani. Le case discografiche sono mosse dall’avidità di speculare su un mercato che è in continuo ribasso, per questo già dopo il 2001 i prezzi dei cd aumentarono, e forse proprio per questo, i compensi agli artisti sono inferiori del 10%, una quota poco gratificante verso chi fa arte musicale. L’artista, è vero, ha come intenzione quella di fare arte, di divulgarla, di portare il proprio pensiero, le proprie parole al maggior numero di persone, ma gli deve essere riconosciuto ampiamente il merito della sua produzione. Gli Arctic Monkeys potrebbero essere solo i primi di una lunga serie di artisti in grado di svincolarsi dalla morsa delle case discografiche. Eppure una soluzione a tutto questo può esserci, in molti hanno avanzato l’ipotesi di introdurre un canone fisso mensile, di una cifra minima, per l’uso dei programmi p2p, una cifra che non creerebbe problemi all’utente, che abbandonerebbe l’illegalità dell’azione e i rischi che ne conseguono, e apporterebbe agli artisti e alle case discografiche dei profitti già superiori alle vendite solo con l’utenza americana. Insomma il mercato discografico che abbiamo conosciuto fino ad adesso è destinato a mutare, o addirittura a scomparire per far posto ad un mercato teclonologico, per adattarsi alle nuove esigenze del consumatore che ormai non è più disposto a spendere cifre che si aggirano intorno ai 20 euro per poche manciate di brani che gli interessano.

In onore di Kevlar che mi ha dato l’idea.


Scrivi un commento

Per inviare un commento devi fare il loggin.